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Chiusura palestre e centri sportivo per allerta Coronavirus: appello alle istituzioni per la tutela del settore- Fiscalità

Chiusura palestre e centri sportivo per allerta Coronavirus: appello alle istituzioni per la tutela del settore- Fiscalità

In questi frenetici giorni di emergenza sanitaria da corona virus sono stati emanati diversi provvedimenti normativi, decreti presidenziali, ordinanze del Ministero della Salute e dei presidenti regionali.


Come noto la situazione più critica, quanto ad evoluzione epidemiologica, si è registrata in Lombardia, motivo che ha portato le istituzioni ad emanare apposite misure urgenti per il contenimento del contagio.


LE MISURE DI CONTENIMENTO DEL CONTAGIO ADOTTATE NORMATIVAMENTE


Per quanto riguarda palestre, impianti sportivi e natatori ubicati in Lombardia, Veneto e Emilia Romagna il D.P.C.M. 1/3/2020, allo scopo di contrastare e contenere il diffondersi del virus COVID- 19, ha adottato le seguenti misure di contenimento:


1) Comuni di cui all’allegato 1, e cioè: nella Regione Lombardia Bertonico, Casalpusterlengo, Castelgerundo, Castiglione D'Adda, Codogno, Fombio, Maleo, San Fiorano, Somaglia, Terranova dei Passerini, nella Regione Veneto Vo':


c) sospensione di manifestazioni o iniziative di qualsiasi natura, di eventi e di ogni forma di riunione in luogo pubblico o privato, anche di carattere culturale, ludico, sportivo e religioso, anche se svolti in luoghi chiusi aperti al pubblico;


i) chiusura di tutte le attività commerciali, ad esclusione di quelle di pubblica utilità, dei servizi pubblici essenziali di cui agli articoli 1 e 2 della legge 12 giugno 1990, n. 146, e degli esercizi commerciali per l’acquisto dei beni di prima necessità, secondo le modalità e i limiti indicati con provvedimento del prefetto territorialmente competente;


m) sospensione dello svolgimento delle attività lavorative per i lavoratori residenti o domiciliati, anche di fatto, nel comune o nell’area interessata, anche ove le stesse si svolgano fuori da uno dei comuni di cui all’allegato 1.

2) Regioni e province di cui agli allegati 2 e 3, cioè: Regioni: Emilia-Romagna, Lombardia, Veneto, Province: Pesaro e Urbino, Savona, Bergamo, Lodi, Piacenza, Cremona:


a) sospensione degli eventi e delle competizioni sportive di ogni ordine e disciplina, sino all’8 marzo 2020, in luoghi pubblici o privati. Resta consentito lo svolgimento dei predetti eventi e competizioni, nonché delle sedute di allenamento degli atleti tesserati agonisti, all’interno di impianti sportivi utilizzati a porte chiuse, nei comuni diversi da quelli di cui all’allegato 1 del presente decreto.
È fatto divieto di trasferta dei tifosi residenti nelle regioni e nelle province di cui all’allegato 2 per la partecipazione ad eventi e competizioni sportive che si svolgono nelle restanti regioni e province;


c) sospensione, sino all’8 marzo 2020, di tutte le manifestazioni organizzate, di carattere non ordinario, nonché degli eventi in luogo pubblico o privato, ivi compresi quelli di carattere culturale, ludico, sportivo e religioso, anche se svolti in luoghi chiusi ma aperti al pubblico, quali, a titolo d’esempio, grandi eventi, cinema, teatri, discoteche, cerimonie religiose;


3) Nella sola regione Lombardia e nella sola provincia di Piacenza si applica altresì la seguente misura: sospensione delle attività di palestre, centri sportivi, piscine, centri natatori, centri benessere, centri termali, fatta eccezione per l’erogazione delle prestazioni rientranti nei Livelli essenziali di assistenza, centri culturali, centri sociali, centri ricreativi.


LE MISURE ADOTTATE IN LOMBARDIA E LA DISPARITA’ DI TRATTAMENTO PREVISTA PER PALESTRE ED ALTRE ATTIVITA’


In sostanza per effetto dei predetti provvedimenti le palestre e i centri sportivi della Lombardia e di Piacenza hanno dovuto sospendere totalmente la loro attività fino all’8/3/2020.


Per le Regioni Veneto ed Emilia Romagna le disposizioni applicate sono meno severe e non prevedono la totale chiusura di palestre e centri sportivi.


Lo stesso DPCM dell’1/3/2020 consente lo svolgimento delle attività di ristorazione, bar e pub a condizione che il servizio sia espletato per i soli posti a sedere e che, tenendo conto delle dimensioni e delle caratteristiche dei locali, gli avventori siano messi nelle condizioni di rispettare la distanza tra loro di almeno un metro.


L’apertura delle attività commerciali diverse da quelle di cui alla lettera h) (bar e pub) è condizionata all’adozione di misure organizzative tali da consentire un accesso ai predetti luoghi con modalità contingentate o comunque idonee a evitare assembramenti di persone, tenuto conto delle dimensioni e delle caratteristiche dei locali aperti al pubblico, e tali da garantire ai frequentatori la possibilità di rispettare la distanza di almeno un metro tra i visitatori.


In Lombardia è di immediata evidenza la disparità di trattamento riservata al settore sportivo
- a cui è preclusa la possibilità di svolgere qualsiasi attività, con l’unica eccezione delle sedute di allenamento degli atleti agonisti all’interno degli impianti sportivi utilizzati a porte chiuse - rispetto alle attività di ristorazione e degli esercizi commerciali, che possono esercitare rispettando alcune cautele al fine di evitare assembramenti di persone.


A ciò si aggiunge il fatto che il legislatore ha varato apposite disposizioni, riguardanti il differimento di obblighi tributari e contributivi, applicabili unicamente nei Comuni individuati nell’Allegato n. 1 al DPCM del 23 febbraio 2020, dunque Bertonico, Casalpusterlengo, Castelgerundo, Castiglione D’Adda, Codogno, Fombio, Maleo, San Fiorano, Somaglia, Terranova dei Passerini e Vo’, quali:


• la sospensione dei termini relativi agli adempimenti e ai versamenti dei contributi previdenziali e assistenziali e dei premi per l’assicurazione obbligatoria in scadenza nel periodo dal 23 febbraio 2020 al 30 aprile 2020. Dal 1° maggio 2020 tali adempimenti e versamenti tornano a essere operativi, con possibilità di fare ricorso alla rateizzazione fino a un massimo di cinque rate mensili di pari importo, senza applicazione di sanzioni e interessi;
• indennità mensile di 500 euro per massimo tre mesi per i lavoratori autonomi che svolgono la loro attività lavorativa, alla data del 23 febbraio 2020, nei Comuni in questione.
• misure in materia di cassa integrazione guadagni ordinaria e assegno ordinario.


Alla luce luce di quanto rappresentato, è auspicabile una rivisitazione delle attuali disposizioni che impediscono a palestre e centri sportivi l’apertura; in attesa del recepimento di tali provvedimenti è quantomeno necessario, oltre che corretto sotto il profilo dell’equità di trattamento, estendere le misure contenute nel decreto del 24 febbraio 2020 riguardanti il differimento degli obblighi tributari e contributivi anche ai soggetti residenti o stabiliti nelle cosiddette “zone gialle”, che stanno subendo limitazioni lavorative analoghe a quelle dei Comuni delle “zone rosse”.


IL PARERE DEGLI ESPERTI CIRCA I RISCHI DI CONTAGIO IN PALESTRA


E’ utile ricordare che illustri medici e virologi hanno precisato che nelle palestre non c’è maggior rischio di contagio rispetto ad altri ambienti o strutture a destinazione o vocazione commerciale; ovviamente, trattandosi di luoghi chiusi frequentati da molte persone, è doveroso adottare regole igieniche specifiche.


Massimo Andreoni, professore ordinario di malattie Infettive della facoltà di Medicina e chirurgia Università degli studi di Roma “Tor Vergata” suggerisce di “fare attenzione più del solito ma non rinunciare alla palestra; è buona norma quando si utilizza un attrezzo o un tappettino o qualsiasi altra cosa condivisa non mettersi le mani in bocca e lavarsi bene le mani con acqua e sapone al termine dell’attività sportiva» (da Il Sole 24 Ore del 26/2/2020).
In un’intervista a Repubblica, Claudio Mastroianni, vice-presidente della Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali (Simit) e ordinario di malattie infettive alla Sapienza di Roma, fa chiarezza sui rischi e spiega quali sono le precauzioni da prendere in relazione alla frequentazione di palestre e piscine.
I medici specificano inoltre che il virus sopravvive poco sulle superfici, quindi non ci sono rischi particolari, ma valgono le regole di igiene che andrebbero seguite sempre, a prescindere dal coronavirus. Il sudore non può essere fonte di contagio e neppure l’affanno o la respirazione degli altri, se non ci sono colpi di tosse o starnuti.
Importante evitare l’affollamento delle sale e gli assembramenti di persone: a tal fine è fondamentale rispettare la regola della distanza fra persone che frequentano il medesimo ambiente, che dovrebbe essere di almeno un metro e mezzo.
Allenarsi in piscina espone a meno rischi perché la presenza del cloro può rappresentare un fattore protettivo ed infatti viene utilizzato per uccidere gli agenti contaminanti.


CONCLUSIONI:


Preso atto del fatto che:

a) Da evidenze scientifiche pare assodato che lo svolgimento dell’attività sportiva di per sé non comporta maggiori rischi di contagio da coronavirus, purchè vengono adottate idonee e corrette norme igieniche, fra cui protocolli di sanificazione e disinfezione degli ambienti ed attrezzature, si evitino assembramenti di persone e si mantenga la dovuta distanza fra soggetti frequentanti il medesimo ambiente sportivo, mediante un’attenta organizzazione funzionale alla limitazione dell’utenza massima consentita in contemporanea, da quantificarsi in funzione delle dimensioni della struttura.
b) Le considerazioni sopra riportate sono avallate e confermate dalle disposizioni normative approvate per palestre e centri sportivi nelle Regioni Veneto ed Emilia Romagna, che non prevedono obblighi di sospensione dell’attività.
c) L’apertura delle attività commerciali potenzialmente ad alta frequentazione di pubblico (tipicamente locali di ristorazione e centri commerciali) con modalità contingentate in base alle dimensioni e caratteristiche dei locali ed atte ad evitare assembramenti di persone è prevista dalle norme vigenti; tali principi potrebbero essere validamente applicati anche a centri sportivi e palestre.
d) Nel settore sportivo lavorano migliaia di collaboratori (da fonte ANIF nella sola Lombardia si contano 100.000 collaborarori sportivi), la maggior parte dei quali inquadrati con i cosiddetti “contratti sportivi dilettantistici” ex articolo 67 comma 1 lett. m) del D.P.R. 917/1986; si tratta di tipologie contrattuali che non prevedono alcuna tutela previdenziale ed assistenziale ed eventuali cessazioni o sospensioni forzose dell’attività lavorativa non consentono di attivare gli ammortizzatori sociali e i trattamenti integrativi al reddito erogabili dall’Inps.


Si auspica da parte delle istituzioni governative e regionali l’adozione di misure che, pur conseguendo l’obiettivo della tutela della salute ed incolumità pubblica, contemperino anche l’esigenza del mantenimento dell’equilibrio economico – finanziario delle strutture sportive, evitando drastiche totali chiusure delle attività per privilegiare ipotesi alternative, quali limitazioni all’accesso, peraltro già previste in altri settori a medesima – se non superiore – frequentazione di persone.


La predetta disparità di trattamento, priva di concreta giustificazione, se ulteriormente protratta comporterà la perdita di numerosi posti di lavoro e un danno irrimediabile ad un intero settore economico, che contribuisce in modo determinante al miglioramento della salute e benessere di migliaia di praticanti.


Brescia, lì 2 marzo 2020


Team Autori Fitadvisor: Consulta il suo Profilo ☛ Dott. Paola Bruni Zani



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    Scritto da : Paola Zani Bruni

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