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Gli aspetti psicologici nel recupero da infortunio sportivo - Psicologia

Gli aspetti psicologici nel recupero da infortunio sportivo - Psicologia

Gli aspetti psicologici giocano un ruolo importante sia nella fase acuta del trauma da infortunio sportivo sia durante il processo di recupero.


Il  percorso riabilitativo e la fase di rientro all’attività e alla competizione sono momenti da affrontare in modo organizzato e sistematico anche dal punto di vista psicologico così da aiutare l’atleta o sportivo infortunato ad ottimizzare la probabilità di tornare allo sport e al livello di prestazione precedente l’infortunio.


Sono purtroppo ancora pochi gli sportivi che usufruiscono dell’intervento di uno Psicologo dello Sport durante il recupero e la riabilitazione; spesso ciò avviene solo dietro esplicito invio da parte del fisioterapista o  dell’allenatore. Va considerato il costo di tale servizio ma anche la stigmatizzazione legata al ricevere un aiuto psicologico per vari motivi.


Quando interviene lo psicologo dello Sport?


LO PSICOLOGO DELLO SPORT INTERVIENE attraverso una valutazione attenta della situazione dello sportivo infortunato, sia a livello emotivo che cognitivo, sia valutando insieme a lui le motivazioni e le risorse disponibili per l’impegno sportivo. Lo Psicologo dello Sport interviene con tecniche di ristrutturazione cognitiva e lavorando sul cosiddetto “self talk”, ossia sul dialogo interno dello sportivo. Stabilisce inoltre con lo sportivo gli obiettivi scadenzati secondo le possibilità fisiche e psicologiche dell’atleta e interviene, come spesso necessario, con tecniche di rilassamento e gestione dello stress e della percezione del dolore.


La maggioranza degli atleti che pratica sport da lungo tempo ha sperimentato forme più o meno gravi di infortunio. Esso fa parte del mondo dello sport e può essere un momento molto critico, in quanto la sua gestione, e quella dei periodi di inattività ad esso dovuti, sono spesso decisivi per il successivo sviluppo della carriera dell’atleta e in generale per il suo benessere.


La risposta psicologica è collegata fortemente al senso di identità sportiva della persona e al suo grado di investimento nell’attività, ed è tanto  maggiore quanto più gli atleti sono coinvolti in maniera esclusiva nello sport praticato.


La fase acuta di post-infortunio


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Dal punto di vista emotivo è molto ampia la varietà di risposte che si possono osservare a seguito di un infortunio e il trauma può essere talmente forte da portare addirittura all’ abbandono immediato dello sport. Le emozioni prevalenti che si possono riscontrare sono rabbia, tristezza, umore depresso, frustrazione, senso di colpa verso se stessi o terze persone, senso di solitudine, apatia, preoccupazione generale e ansia, comportamento scontroso e sbalzi di umore, ma anche un senso di dubbio, percezione di incapacità e smarrimento legati all’affrontare una situazione nuova.


La percezione della paura


Tipica è ovviamente la percezione della paura, relativa al dolore e agli interventi chirurgici, ma anche associata all’idea dei cambiamenti che l’infortunio comporterà. Sebbene la maggioranza degli sportivi viva l’infortunio come evento negativo, per altri può essere invece collegato ad emozioni positive ed essere percepito addirittura come utile, rappresentando un sollievo in un momento in cui ci si sente troppo sotto pressione per la prestazione e rappresentare a volte una buona scusa per smettere quando la motivazione è diventata veramente bassa rispetto a tempo prima.


Le reazioni cognitive tipiche della fase acuta post-infortunio


Le reazioni cognitive tipiche della fase acuta post-infortunio sono invece quelle della catastrofizzazione (sovra-esagerare la gravità dell’infortunio, “non riuscirò mai più a giocare”), over-generalizzazione (ad esempio per un infortunio al polso, “non potrò mai più correre come prima”), colpevolizzazione verso se stessi o terzi, e personalizzazione (“perchè proprio a me?”), della negazione (“non mi sono fatto nulla”) e della non accettazione delle proprie debolezze.


La fase di riabilitazione


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La fase di riabilitazione è un momento critico e delicato per un atleta, considerando che la qualità del processo è fondamentale per garantire il pieno recupero ed il successivo rientro nello sport. Anche in questa fase le reazioni psicologiche sperimentabili sono molteplici.


Le emozioni negative molto forti sperimentate dall’atleta nella fase acuta dell’infortunio si riducono progressivamente con l’inizio della riabilitazione ri-accentuandosi, talvolta, nel momento in cui si avvicina il rientro all’attività, principalmente per le preoccupazioni di un re-infortunio e l’incertezza di quello che potrebbe succedere.


Sicuramente il recupero emozionale non è un semplice processo lineare, quanto piuttosto un ciclo che varia in risposta ai progressi e/o ai contrattempi Cognitivamente a volte fa capolino un’incapacità nel valutare  oggettivamente i risultati, con la tendenza a voler recuperare troppo in fretta, a bruciare le tappe oppure con l’incapacità di riconoscere ed apprezzare i piccoli miglioramenti.




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La fase di ritorno allo sport


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Lo stato di prontezza fisica e quello di prontezza psicologica per tornare allo sport non sempre coincidono; nonostante l’avvenuto recupero sul piano fisico, infatti, una percentuale piuttosto ampia di atleti (30-60%), non è in grado di riprendere l’attività con le stesse potenzialità e prestazioni precedenti l’infortunio. Sportivi motivati, competitivi, con un buon livello di autoefficacia e consapevolezza tornano più frequentemente allo sport rispetto ad atleti estremamente cauti e con poca fiducia in se stessi. In tal senso, la motivazione interna, intesa anche come la tendenza a guardare alla sfida come un’opportunità di crescita e valorizzazione, risulta essere una delle maggiori componenti nella decisione di un atleta o di un amatore per tornare allo sport.


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Scritto da : Dott.ssa Elena Pedrini

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