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Aiuto! Mio figlio vuole abbandonare lo sport!" - Psicologia

Aiuto! Mio figlio vuole abbandonare lo sport!" - Psicologia

Spesso incontro genitori preoccupati perché il proprio figlio o figlia decide di abbandonare uno sport che fino a quel momento era parso interessante e praticato volentieri.


Il disorientamento di un genitore è facilmente comprensibile perché lo sport rappresenta un contesto in cui si possono apprendere nuove competenze, diventare autonomi e consapevoli delle proprie capacità, mettersi in gioco, collaborare con gli altri, rispettare le regole, accettare le decisioni di arbitri e giudici. Il fatto che un giovane decida di abbandonarlo non pare quasi mai cosa positiva.


"DROP OUT"


Molto spesso la difficoltà portata in evidenza dai ragazzi, e la causa ufficiale per cui arriva l'abbandono di uno sport, è la difficoltà di conciliare scuola e impegni sportivi; del resto il periodo di tempo in cui si comincia ad impegnare in modo sistematico ed intenso coincide in genere con gli anni della scuola superiore. In generale le ragioni del DROP OUT, ossia l'abbandono dell'attività sportiva, si possono riassumere in quattro categorie:


1) Contesto sociale tipico dell'età: 


Certamente sono importanti gli impegni scolastici con le quali il ragazzo si confronta. Tuttavia determinante è il periodo adolescenziale e le amicizie. Secondo molti studi condotti da esperti di Psicologia dello Sport il principale motivo dell'abbandono è la scarsa percezione della propria competenza nello sport, cioè la difficoltà ad accettare un confronto prestazionale con un coetaneo. Ciò nasce anche da una difficoltà di fondo di cui vengono accusate le società sportive: troppa propensione alla performance (quindi alla valutazione del risultato vs un avversario) piuttosto che alla competenza (il raffronto con i propri miglioramenti personali).


2) Rapporto genitori/allenatori conflittuale:


Questa tipologia di rapporto conflittuale tra genitori e allenatori porta il proprio figlio o figlia a non avere una crescita armonica nel suo sport.


3) Questioni tecniche


La mancanza di divertimento associata allo sport praticato (e al contesto nel quale si pratica) non va mai sottostimato, che sia evidenziato con noia o monotonia o eccessivo stress da prestazione o livelli troppo alti di competitività.Anche gli infortuni sportivi hanno il loro peso, perché aumentano la gestione della fatica relativa a quella pratica sportiva.


4) Contesto Sportivo:


Difficoltà a raggiungere l’impianto o orari scomodi rispetto agli altri impegni.


Il punto di massima pratica sportiva si registra si registra a quale età?




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Il punto di massima pratica sportiva si registra tra gli 11 e i 14 anni. Subito dopo inizia il calo: in particolare tra gli adolescenti la pratica sportiva subisce un calo annuo di circa il 10%.


Nel presentare e commentare il dato, spesso si assiste al tentativo, più o meno strisciante, di far passare il messaggio che questo abbandono sia da imputarsi soprattutto alla insufficiente motivazione allo sport, ovvero all'impegno da parte degli adolescenti, facili prede dei videogiochi o di altri divertimenti di più comodo ed immediato consumo.


Sembra di assistere, ancora una volta, al tentativo del mondo adulto di scaricare le proprie responsabilità, facendo sembrare che l'allontanamento degli adolescenti dalla pratica sportiva sia sostanzialmente colpa della loro inettitudine ed incapacità di cogliere e perseguire i valori dello sport.


Ma siamo davvero sicuri che le cose stiano così?


dropout


Fondamentale è certamente la MOTIVAZIONE del ragazzo/a alla pratica di uno sport e riguardo a ciò è necessario fare delle riflessioni anche sul ruolo dei genitori, che incidono fortemente sul modo in cui i ragazzi interpretano le esperienze che si trovano a vivere. Purtroppo, con gli attuali modelli culturali trasmessi dai mass media è oggi abbastanza frequente incontrare genitori che esortano il figlio non tanto a fare del proprio meglio, magari accettandone anche qualche limite o difficoltà, ma soprattutto a fare meglio di altri, a superare un amico, un compagno, in un confronto continuo con qualcun altro.


Nello sport il modo in cui i genitori reagiscono a vittorie e sconfitte manda forti messaggi ai ragazzi sul valore attribuito non solo all'esperienza sportiva, ma a volte anche al figlio stesso come persona.


I genitori dovrebbero cercare di distinguere chiaramente tra le proprie motivazioni e quelle del figlio:


Ci sono molte ragioni per cui fa loro piacere che i figli pratichino uno sport, magari essi stessi sono stati ex atleti e desiderano che anche i propri figli vivano esperienze di questo tipo. Essi però devono considerare che LA MOTIVAZIONE E' INDIVIDUALE e che la loro può non coincidere con quella dei figli. Anzi: le elevate pressioni dei genitori, le grandi aspettative, le critiche e il poco sostegno diminuiscono la sensazione di godimento, provocano ansia, abbandono e BURNOUT.


Gli amici sono importanti ma...


Dal punto di vista motivazionale non va trascurata nemmeno l'influenza che compagni ed amici possono avere a questo proposito. Durante gli allenamenti e le competizioni, i ragazzi e le ragazze interagiscono molto con i coetanei, vivono relazioni significative alla pari, dai compagni ricavano informazioni importanti sul proprio livello di abilità e competenza. Inoltre, man mano che i ragazzi crescono, passando dall'infanzia all'adolescenza, il giudizio dei compagni acquista progressivamente maggior valore e peso nella valutazione di aspetti di sé, quale, ad esempio, la competenza motoria.


È dunque importante che anche i ragazzi acquisiscano consapevolezza dell'impatto che i propri atteggiamenti e comportamenti possono avere sui compagni, riflettano sulle proprie reazioni nei momenti emotivamente carichi e sugli effetti che commenti e osservazioni possono avere sugli altri, apprendano in allenamento comportamenti che possano non solo risultare utili dal punto di vista del clima di gruppo, ma anche avere ricadute positive sulla prestazione stessa.


Non Arrendiamoci:


Lo sport insegna e sprona a dare sempre il meglio di sé, non a combattere per eliminare i potenziali avversari. Anzi l'avversario è quanto di più prezioso ci possa essere, dal momento che senza di esso, senza il confronto e la competizione con esso non è possibile scoprire e migliorare il proprio valore. Il dono più alto che lo sport ci può dare, soprattutto da ragazzi, non è infatti la vittoria sempre e comunque ma la consapevolezza di quanto valiamo, di quanto potremmo valere e quindi del nostro limite, individuale e di squadra.


Team Autori Fitadvisor: Consulta il suo Profilo ☛ Dott.ssa Elena Pedrini


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Scritto da : Dott.ssa Elena Pedrini

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