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Motivazione: tipologie, orientamento e falsi miti - Psicologia

Motivazione: tipologie, orientamento e falsi miti - Psicologia

Quello della motivazione è un concetto spesso abusato, circondato il più delle volte da un grande numero di leggende e falsi miti.


Tutti sappiamo, allo stesso tempo, come sia un fattore determinante per la buona riuscita di qualsiasi attività sportiva, e molti vedono proprio nella motivazione l'elemento capace di spiegare le differenze tra gli sportivi top-level e i semplici praticanti.


Essendo quindi universalmente riconosciuto il suo valore, attorno alla motivazione navigano da anni teorie e figure ambigue, molte delle quali vogliono farci credere che possa bastare qualche parola magica e/o qualche semplice tecnica di rinforzo/incentivo per provocare un cambiamento funzionale e duraturo.


Cercheremo di fare chiarezza, partendo da alcuni punti fermi.


Differenza tra motivazione estrinseca e motivazione intrinseca:


Il primo concetto che va affrontato è la differenza tra motivazione estrinseca e motivazione intrinseca. Parliamo di Motivazione Estrinseca quando siamo spinti (quindi motivati) a fare qualcosa a causa di fattori esterni, mentre la Motivazione Intrinseca vede un determinato comportamento trovare la propria spinta interiormente.


L’internalizzazione è appunto il processo per cui una persona modula il proprio comportamento passando dalla considerazione delle contingenze esterne ad altre prettamente interne.


Un esempio pratico ed esaustivo di questo concetto, relativo al mondo dello sport, è il seguente: fare attività fisica per migliorare il proprio fisico e risultare maggiormente piacevoli (estrinseco) VS fare attività fisica perché mi fa stare bene (intrinseco).


Uno sportivo che rimane ancorato agli aspetti esterni della propria motivazione, incorrerà il più delle volte verso un calo della stessa, magari nella fase in cui osserverà i primi risultati, oppure non trovandone in misura conforme alle proprie aspettative.


D’altro canto l'atleta che arriva a provare piacere e benessere nella pratica sportiva sarà  di per sé sempre motivato a continuare e a migliorarsi, riuscendo ad affrontare eventuali criticità in maniera migliore.


Differenza tra orientamento all’Io ed orientamento al compito:



Un’altra doverosa specificazione va fatta rispetto all’orientamento motivazionale. Possiamo distinguere due tipi di orientamento: orientamento all’Io ed orientamento al compito.


Le persone con orientamento motivazionale all’Io si distinguono per un contino ed elevato confronto con gli altri, una spasmodica ricerca della vittoria e della sopraffazione dei competitori. Questo orientamento motivazionale fa si che il soggetto valuti la propria competenza prevalentemente in relazione al risultato ed al confronto con gli altri.


Al contrario, un atleta con orientamento motivazionale incentrato sul compito tenderà a valutare la propria auto-efficacia in relazione al miglioramento degli apprendimenti, al fare del proprio meglio, incentrando su se stesso e sulla propria soddisfazione la maggior parte delle spinte motivazionali.


Possiamo quindi definire una sorta di circuito motivazionale: provare piacere ed interesse nell’impegno porta ad aumentare le proprie capacità ed il proprio senso di competenza, che a sua volta porta il soggetto a sperimentare sempre maggiori esperienze di successo e di piacere. Interiorizzare questo circuito è alla base di una motivazione forte e duratura.


Ma come fare? Quali sono i fattori che predispongono ad una motivazione interiore ed orientata al compito?


Da questo punto di vista la ricerca scientifica individua diversi agenti: la percezione di competenza, l’autonomia, il ruolo dell’allenatore e soprattutto la capacità di stabilire e perseguire i giusti obiettivi. Un buon Goal-Setting quindi è alla base del processo motivazionale, come vedremo in uno dei prossimi articoli.


Team Autori Fitadvisor: Consulta il suo Profilo ☛ Dott. Carlo Giorgi


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Scritto da : Carlo Giorgi

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