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Quanto è importante la comunicazione tra l'allenatore e il bambino? - Psicologia

Quanto è importante la comunicazione tra l'allenatore e il bambino? - Psicologia

Possiamo cercare di semplificare il concetto di comunicazione tra l'allenatore e il bambino con un semplice e breve schema: un soggetto (emittente) trasmette un messaggio (codice) ad un altro soggetto (ricevente) il quale, dopo averlo codificato e compreso, rimanda al mittente una risposta.


Un allenatore si trova quindi continuamente immerso in questo schema, il più delle volte in qualità di mittente. Pensiamo a quando bisogna impartire un’istruzione tecnica, o tattica, o anche semplicemente quando bisogna correggere un errore.


Allenatore e bambini:


Ovviamente avere a che fare con dei bambini richiede specifici accorgimenti da questo punto di vista, dovuti sia alla complessità dei messaggi da comunicare sia alla giovane età dei riceventi.


Più l’atleta diviene maturo minore sarà la frequenza della comunicazione con l’allenatore. Un atleta adulto infatti si allena prevalentemente in autonomia, sotto attenta supervisione certo, ma avendo effettivamente poco bisogno di continue istruzioni. Le comunicazioni sono per lo più incentrate in specifici momenti dell’attività o in apposite riunioni.


Qual è il compito di un allenatore nei confronti di un bambino?


bambini allenatori

Allenare un bambino, o un gruppo di bambini, è una cosa ben diversa. Il compito dell’allenatore si incentra su aspetti istruttivi, bisogna infatti far comprendere al bambino quello che si sta facendo, correggendo i suoi errori quando è il caso.


Bisogna che il bimbo sia messo nella condizione di capire l’esercizio o la consegna, solo successivamente si potrà pensare a lavorare sugli aspetti strettamente esecutivi.


Rapporto comunicativo tra l’allenatore ed il bambino:


Possiamo sintetizzare tre fasi principali nel rapporto comunicativo tra l’allenatore ed il bambino:


La Spiegazione:


La spiegazione dell’esercizio o della consegna deve essere chiara e seguita da una dimostrazione. Fare attenzione quindi agli elementi distraenti, predisporre i bambini in modo da facilitarne l’ascolto. Tenere sempre presente che i bambini si distraggono facilmente, hanno un attenzione ’fluttuante’, quindi inutile perdere tempo in lunghe e complicate spiegazioni o si rischia di annoiarli.


La Dimostrazione:


In concomitanza con una spiegazione chiara è bene dare sempre una piccola dimostrazione dell’esercizio. L’allenatore deve fare da modello, riproducendo il gesto. Aiuterà così anche l’immaginazione del bambino, ancora acerba e non sempre in grado di rappresentare situazioni nuove. Ciò che viene chiesto e spiegato va mostrato, anche solo in maniera semplificata.


La Correzione:


Argomento che meriterebbe un capitolo a parte. In generale possiamo dire che al bambino non dispiace essere corretto, anzi l’allenatore che si dedica alla correzione dell’errore trasmettere un senso di attenzione e cura al bambino. Si consiglia comunque di ripete le operazioni di spiegazione e dimostrazione sul solo bambino che commette l’errore, magari aveva semplicemente bisogno di un’ulteriore spiegazione. Cercare di non fermare il gruppo quindi, ma prestare attenzione al bambino che non ha eseguito bene l’esercizio per una correzione individualizzata.




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Il valore della comunicazione risiede solamente nel codice o messaggio?


Sappiamo anche però che il valore della comunicazione non risiede solamente nel codice o messaggio. Sono molteplici gli aspetti che entrano in questo processo: postura, intonazione, movimenti corporei, tutti elementi che se non presi in considerazione possono dare vita ad incomprensioni, creare confusione nei piccoli col rischio che l’attività sportiva risulti complicata, noiosa o frustrante.


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Scritto da : Carlo Giorgi

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