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Rischi articolari durante gli sport da endurance - Allenamento

Rischi articolari durante gli sport da endurance - Allenamento

Durante gli sport da endurance, specie nelle maratone, gli arti di un corridore di media stazza(circa 70kg), vengono sottoposti ad una pressione che assommata , raggiunge diverse tonnellate.


Questa pressione si distribuisce nelle articolazioni più sollecitate, ossia : articolazione tibio-peroneale-astragalica, astragalo-calcaneare, articolazione del ginocchio, fino ad arrivare alla coxo-femorale. Una pressione del genere provoca sovraccarichi , in forma degenerativa, nella matrice cartilaginea e nella borsa articolare.


Quali sono altri fattori che possono apportare gravi danni al sistema articolare?


Altri fattori che possono apportare gravi danni al sistema articolare, sono le deviazioni del normale asse degli arti inferiori, che in forma più pronunciata può portare a sovraccarichi, uno stile di corsa non economizzato, quindi con notevoli impatti, calzature inadatte, terreni duri e temperature ambientali inadeguate.


Dopo una maratona, generalmente, soprattutto nei principianti e negli atleti poco allenati, si manifestano forme di versamento articolare, che non si rivelano però nei corridori professionisti, i quali, sono ormai adattati a questo tipo di sollecitazioni.


Quali sono quindi le conseguenze per la pratica?



Ebbene, deviazioni dell’asse normale degli arti inferiori, carichi non abituali, preparazione scarsa o insufficiente, postura scorretta e non economizzata, improvvisi incrementi di intensità ecc., rappresentano un rischio di alterazioni degenerative precoci della cartilagine articolare, e quindi di un processo chiamato ARTROSI!


Sovraccarichi cronici o fasi di recupero inadeguate possono portare fratture da stress, le quali sono più probabili nel sesso femminile, ragionevolmente per questioni ormonali, ma anche rapporti biomeccanici sfavorevoli (Pester,Smith 1992).


Secondo Kruger e Franke (2006), carichi eccessivi si possono manifestare con dolori acuti al ginocchio. Per una buona anamnesi e una ricerca efficace delle cause , è molto importante analizzare esattamente, la struttura del carico nello sport praticato e individuare fattori come traumi pregressi già noti, differenze nella lunghezza e posizioni scorrette negli assi degli arti inferiori, infezioni, struttura dell’allenamento, calzature, tipo di terreno sul quale ci si allena ecc.



Un fattore sottovalutato è invece il ”bagaglio di stress” dell’atleta : ogni atleta molto spesso riserva, oltre a carichi psicofisici inerenti allo sport che pratica, stress professionali e/o privati, che , assommati anche a malattie, variazioni climatiche ed errori alimentari, portano ad una diminuzione della prestazione e disturbi del sistema vegetativo, senza che si rilevino disfunzioni a carico di qualche organo.


L’atleta lamenta pesantezza alle gambe, si sente “svuotato”, presenta un umore basso e stanchezza. Prima di interpretare questo overreaching è opportuno valutare la completa anamnesi dell’atleta, quindi se non ci siano focolai infiammatori, o patologie organiche nascoste, stati anemici o eventuali miocarditi.


Dosaggi ormonali:


Secondo Brechtel, durante l’allenamento di alta intensità aumenterebbe il testosterone globale, ma diminuisce col sovrallenamento, diminuzione, ancora più pronunciata per quanto riguarda il testosterone libero.


Una diminuzione del rapporto cortisolo/testosterone, indica che l’allenamento è duro, ma comunque non rappresenta una indicazione certa di una condizione di sovrallenamento: nello stato di sovrallenamento di tipo simpaticotonico, il cortisolo presenta un leggero aumento, mentre nel caso di allenamento parasimpaticotonico, una diminuzione.


Nel caso di una diminuzione della prestazione, si produce, inoltre, un tasso minore di catecolammine (adrenalina e noradrenalina), le quali comunque non debbono essere interpretati come indicazione di sovrallenamento.




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Diminuzione del glicogeno:


Per la diagnosi di overreaching Brauman propone la determinazione del quoziente respiratorio (QR= VCO2/VO2), e sostiene che ad un dato momento di sovrallenamento, è associato un impoverimento del glicogeno, a causa del quale il QR diminuisce notevolmente in ragione del più elevato consumo di ossigeno necessario per la combustione dei grassi.


Quando si utilizzano carboidrati o glicogeno, il valore del QR è circa 1,0 se non di più, mentre nella combustione grassi è 0,7. L’impoverimento del glicogeno è favorito dalle catecolammine che incrementano la glicolisi e, a causa del suo progressivo svuotamento, portano ad una maggiore utilizzazione dei grassi.


La deficienza immunitaria:


Quando l’atleta presenta una maggiore sensibilità ad infezione, febbre eastenia, è possibile che si tratti di un deficit immunitario. Secondo Gabriel le persone normali presentano una deficienza immunitaria quando, nel corso di quattro settimane, incorrono come minimo in tre malattie infettive.


Per gli atleti si parla di deficit immunitario invece, con l’incorrere di tre malattie durante l’anno, o quando tali malanni, recidivano nei momenti culminanti della stagione. La deficienza immunitaria è favorita da situazioni come, allergie, carenze alimentari, soggiorno in altitudine, focolai di infiammazione cronica, problemi privati e carenza di sonno.


Sovraccarico del sistema scheletrico:



Nel sistema scheletrico, a causa di un eccessivo carico, si può produrre un aumento dell’osteolisi, che può essere provato attraverso l’esame con il marker urinario dei cross link del piridinio.


Il piridinio si trova in tutti i tessuti che contengono collagene, dopo un carico acuto, la concentrazione di piridinio aumenta in maniera costante fino a due giorni dopo il carico e si produce un cambiamento della periodicità quotidiana, con picchi durante le prime ore della giornata;l’ideale per valutare il metabolismo osseo sarebbe di rilevare contemporaneamente il piridinio (osteolisi) e la fosfatasi alcalina( costruzione delle ossa).


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Scritto da : Fabrizio Centorrino

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