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Rottura del tendine di Achille e recupero - Prevenzione

Rottura del tendine di Achille e recupero - Prevenzione

Uno dei traumi ricorrenti nel mondo dello sport è la rottura del tendine di Achille (o Achilleo, o tendine del tricipite della sura, formato dai due capi del muscolo gastrocnemio e quello del m. soleo).


Questo tendine, lungo in media 20-25 cm, possiede una superficie trasversale media di circa 70-80 mm2 con una resistenza alla trazione di 60-100 N/mm2. Ciò corrisponde ad una portata di quasi uno tonnellata! La rottura del tendine di Achille è pertanto possibile solo se questo è già danneggiato a causa di una sollecitazione cronica anomala o di un sovraccarico (p.es. negli atleti che praticano il salto in alto).


Ripetuti microtraumi riducono la circolazione sanguigna e causano degenerazione del tendine, che perde progressivamente la propria resistenza. Il fenomeno si verifica in maniera particolarmente drastica dove il tendine è meno irrorato: all'incirca 2-6 cm dall'inserzione del tendine a livello della tuberosità del calcagno.


Scarsa circolazione, dovuta soprattutto, alla sua debole velocità metabolica vasale, maggiormente accentuata, come detto, sopra l’inserzione calcaneare. E’ in questo punto che si verifica anche la rottura, che può essere infine causata anche da un trauma modesto.


Esso è accompagnato da un rumore simile ad un colpo di frusta con successiva impossibilità a flettere plantarmente il piede. Altre cause possono essere rappresentate da un’improvvisa e potente contrazione associata ad allungamento tendineo compatibile principalmente con la rottura, o ancora, a seguito di importanti retrazioni posturali che ipersollecitano il gruppo muscolare posteriore, a causa di calzature non idonee alla fisiologia del piede, a seguito di una riatletizzazione post-infortunio, non graduale o con programma sbagliato ecc.


Quali sono i soggetti maggiormente esposti all’infiammazione dell’achilleo?


Rottura del tendine di Achille e recupero 2l

I soggetti maggiormente esposti all’infiammazione dell’achilleo sono gli sportivi, agonisti e non, che negli anni hanno ipersollecitato il tendine, il quale, perde la sua “memoria elastica” (capacità di acquisire ed allo stesso tempo di perdere in poco tempo la possibilità di uno stiramento massimale senza conseguenze negative) , oggi si sa che la capacità di allungamento del tendine di Achille corrisponde al 4-8% della sua lunghezza a riposo: oltre tali limiti si producono lesioni ultrastrutturali e rottura dei ponti intermolecolari.


Quindi molto spesso sono atleti di età avanzata a subire danni di questo genere, proprio perché l’elasticità del tendine viene meno, ma ciò non significa che non possono essere colpiti anche soggetti giovani che sopportano grandi carichi di attività fisica o, come ribadito, presentano delle importanti retrazioni muscolari.stesso.


A quale tipologia di gesto atletico può essere legata la patologia del tendine di Achille?


La patologia del tendine di Achille trova anche delle concause tecnico-impiantistiche che possono essere legate ad una tipologia di gesto atletico in relazione alla superficie di esecuzione dello stesso.


Quali sono gli elementi che influenzano negativamente il gesto atletico?


Gli elementi che influenzano negativamente il gesto atletico, risultano essere la rigidità della superficie e l’eliminazione dei compensi torsionali sul piano orizzontale; questi ultimi possono costringere il tendine ad un lavoro con stiramento in proiezioni non consone alla miglior fisiologia.


Le superfici sintetiche come i campi da tennis in cemento o le piste atletiche in materiali gommosi, pur migliorando il rendimento atletico in assoluto e limitando gli effetti negativi legati alle condizioni metereologiche, creano uno stress aggiunto in situazioni particolari, come la corsa in curva, gli spostamenti laterali repentini, le ricadute dai salti e le brusche decelerazioni.


E’ importante sottolineare, specie per gli sportivi, agire sulla prevenzione, adottando dei piccoli accorgimenti per quanto riguarda banali modifiche nello stile di vita (adoperare calzature comode e funzionali), nonché, agire sulla biomeccanica posturale, evidenziare e correggere eventuali rigidità e/o retrazioni muscolari, stimolare la propriocezione del piede (ovvero la capacità del piede di individuare spazialmente la sua posizione nei confronti del terreno), e quindi mantenere una certa memoria elastica al livello dei tendini e legamenti.




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Cos’è importante dal punto di vista della riabilitazione e della riatletizzazione?


Dal punto della riabilitazione e della riatletizzazione, sarà quindi fondamentale migliorare lacircolazione sanguigna e soprattutto linfatica, riducendo la produzione di fattori proinfiammatori, il calore che ne deriva, evitare vizi posturali dovuti a retrazioni, migliorare le capacità propriocettive e focalizzarsi su un’eventuale rinforzo muscolare.


Nel protocollo riabilitativo ci si focalizzerà quindi, nella fase acuta, a gestire l’infiammazione, l’edema e la lesione evitando ulteriori danni. Importanti in questa fase saranno il ghiaccio, da utilizzare più volte al giorno in somministrazioni di 15-20 min, ed il riposo per evitare il progredire dell’infiammazione.


Consigliato, il passaggio da attività ad alto impatto sul tendine a sport con basso impatto quali ciclismo, cyclette e nuoto o la totale sospensione.


In questa fase, è molto utile l’utilizzo del Taping Elastico con tecnica drenante, in questo modo la superficie corporea coperta dal cerotto forma convoluzioni nella pelle, che lavorano a livello interstiziale, agendo indirettamente anche sulla rete linfatica superficiale.


Rottura del tendine di Achille e recupero taping 4


Superata la fase acuta, si potranno inserire gradualmente delle sollecitazioni meccaniche( mobilizzazione, allungamento attivo e/o passivo), per evitare retrazioni e stimolare contemporaneamente la rigenerazione tissutale.


Importanti saranno quindi la mobilizzazione attiva e lo stretching.


Nell’ultima fase si incrementeranno gradualmente i carichi, utilizzando anche degli esercizi in isometria e contrazione eccentrica, accompagnati da stretching..


In conclusione, si può constatare che la tempestività d’intervento sia un fattore importante per la rapida risoluzione della tendinopatia, accompagnata da un buon programma di recupero e una buona collaborazione da parte del paziente!


Bibliografia:


  1. David Blow: Taping Neuromuscolare, Edi-Ermes;

  2. Luca de Ponti: Piede e amplicezione,

  3. Prometheus atlante di anatomia- apparato locomotore, UTET scienze mediche


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Scritto da : Fabrizio Centorrino

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