Ruolo dell'attività fisica nel sistema immunitario - Salute e Benessere

Ruolo dell'attività fisica nel sistema immunitario - Salute e Benessere

 Ruolo dell'attività fisica nel sistema immunitario - Ormai a quasi un anno dall'avvento del COVID-19, sempre più persone, spinte dalla mala informazione e anche dalla curiosità, si sono sempre di più avvicinate alla grande famiglia del farmaco e della medicina.


Improvvisandosi grandi esperti in cultura medica, non hanno perso tempo nell'approvvigionarsi di integratori, vitamine, igienizzanti, antiinfiammatori, pillole, bustine e per i più green, qualcosa inerente alla fitoterapia e cure omeopatiche! Perché?


Rinforzare il sistema immunitario: Basta un pò di zapping in tv


Basta un pò di zapping in tv e le pubblicità di grandi case farmaceutiche pullulano di nuovi prodotti per rinforzare il sistema immunitario, nuove strategie per combattere tosse e raffreddore, creme magiche e pillole effervescenti che ci schermano da ogni batterio come se avessimo una corazza impenetrabile! Per non parlare dell'argomento "vaccino" che demando a personale medico-sanitario in quanto non di mia competenza .


Eppure, molti non sanno che all'interno del nostro sangue, alberga una banca dati di farmaci naturali: il sistema immunitario, che si divide in innato, (appunto questa banca dati insita in tutti noi), ed acquisito, (appunto chiamato cosi perchè si acquisisce venendo a contatto con germi e batteri del mondo esterno già dalla nascita e che ci accompagneranno per tutta la vita).


Mediatori del sistema immunitario:


Per essere fedele al titolo dell'articolo, uno dei mediatori del sistema immunitario, fungendo da stimolatore di quest'ultimo, è l'attività fisica! Scopriamo perché.


Innanzitutto c'è da dire che l'attività fisica è uno dei più potenti modulatori di citochine , ossia un'ampia gamma di molecole segnale che regolano differenti risposte  a vari stimoli come l'infiammazione, crescita e differenziazione cellulare. Il muscolo viene anche definito un"organo endocrino" in quanto ricopre un ruolo preponderante nella produzione delle miochine, proteine deputate a contrastare le adipochine, le quali, come dice la stessa parola, sono cellule venute fuori dal tessuto grasso e che mediano risposte pro-infiammatorie croniche e processi patologici come l'aterosclerosi e l'insulino-resistenza.


Promuove la secrezione di IL-6, importante nel miglioramento della sensibilità all'insulina nel muscolo, ma mi focalizzerò dopo su quest'altra proteina; CCL2, un'altra proteina che stimola la ricostruzione delle fibre muscolari dopo esercizio di alta intensità; ANGPLT4, proteina che regola il flusso di acidi grassi derivanti dai trigliceridi plasmatici verso i tessuti, e quindi inibisce l'accumulo di grasso nei tessuti; CX3CL1, che protegge dell'apoptosi (morte cellulare), le cellule muscolari; SPARC, implicata nel rinnovo dei tessuti muscolari.


L'IRISINA, ancora oggetto di studio, ma sembra che abbia un ruolo preponderante nell'indurre la trasformazione del tessuto adiposo bianco in bruno, regolare il metabolismo energetico e ossidativo; FGF21, che stimola l'ossidazione degli acidi grassi a livello epatico, la chetogenesi, la gluconeogenesi, stimola inoltre l'ingesso del glucosio e la termogenesi; il BDNF, fattore neurotrofico cerebrale, lo vedremo meglio in seguito; LIF, fattore inibitorio della leucemia, la quale ha un ruolo importante nella proliferazione cellulare e nell'ipertrofia muscolare, inoltre, promuove la sopravvivenza dei mioblasti nei tessuti distrofici; infine la MIOSTATINA, coinvolta  nella regolazione della massa muscolare e nei meccanismi di riparo del muscolo scheletrico.


Che tipologia di azione svolge l’attività fisica, soprattutto di tipo aerobico?


Camminata attività fisica

Diversi studi dimostrano che l’attività fisica, soprattutto di tipo aerobico (camminate, corse, vari tipi di sport) ha un'azione protettiva sul cervello e sul tessuto nervoso in generale. Incrementa le abilità cognitive, attenua i deficit motori,  stimola la produzione di nuove cellule nervose (neurogenesi) e migliora i deficit neurologici che si manifestano in malattie neurodegenerative, come l'Alzheimer e la Sclerosi Multipla.


Inoltre, una regolare attività fisica, bloccando la perdita di neuroni fisiologicamente collegata all’età, si comporta come un potente fattore antinvecchiamento. Infine, gli effetti cerebrali dell'esercizio fisico sono del tutto simili a quelli prodotti dai più moderni farmaci antidepressivi e ansiolitici! L'insieme di questi effetti positivi trova una spiegazione nell'aumento della disponibilità cerebrale del BDNF, il fattore di crescita menzionato poc'ansi.  Questa sostanza è al centro della ricerca per le sue importanti possibili applicazioni nella terapia dei danni neurologici da eventi acuti come ictus o degenerativi. Il BDNF, ha un effetto neuroprotettivo e neurotrofico.


E' stato visto in laboratorio, che l'infusione di questo fattore di crescita nell’animale, protegge l’ippocampo (area della formazione della memoria) e la corteccia dai danni prodotti da un’ischemia cerebrale.


IlBDNF aumenta anche la cosiddetta plasticità cerebrale, cioè la capacità di creare nuove connessioni (sinapsi) soprattutto nell’area ippocampale.  Di grande interesse è il fatto che sia l'attività fisica sia un ambiente ricco di stimoli inducono un aumento del fattore nervoso.


La depressione è collegata a un deficit di BDNF, che viene recuperato dalla somministrazione di antidepressivi che aumentano la disponibilità di serotonina.


E quindi quali sono i meccanismi,  con cui il movimento dei nostri muscoli produce nel cervello un aumento di fattori nervosi utili?


L'ATTIVITÀ FISICA AEROBICA : La decisione di correre, di nuotare o comunque di mettere in movimento i grossi muscoli del corpo comporta l'attivazione di vari centri cerebrali, tra cui, innanzitutto, le aree corticali prefrontali dove si realizza la decisione e si concepisce il piano di attività; le cortecce motorie, dove si prefigurano traiettorie e obiettivi e dove sono depositati i programmi di attivazione di specifici gruppi muscolari; ma vengono attivate anche aree profonde, come i gangli della base, il cervelletto, il setto, il mesencefalo.


L'attivazione delle due ultime aree in particolare comporta anche la liberazione di neurotrasmettitori, come acetilcolina e serotonina, che fanno sentire i loro effetti sia in periferia sia nel cervello. Dai muscoli in attività poi vengono liberate e tornano al cervello, tramite la circolazione sanguigna, due sostanze neuroattive: l'IGF-1 (fattore insulino-simile di primo tipo) e l’anandamide. L'anandamide, che significa “felicità interiore”, è stata così battezzata perché si lega al recettore cannabinoide di primo tipo, quello a cui si lega anche la marijuana.


E' stato appurato che il sistema endocannabinoide si attiva anche dopo tre quarti d'ora di camminata a passo veloce. L'anandamide, a differenza delle endorfine, è una sostanza grassa e  può quindi facilmente passare dal sangue periferico ai cervello attraverso la barriera ematoencefalica. Insomma, l'attività fisica dà un imput alla nostra farmacia interna che rifornisce il cervello di sostanze attive.


RUOLO IMMUNITARIO: un recente ampio studio finlandese, che ha interessato quasi 50,000 uomini e donne di mezza età, ha confermato che l'attività fisica regolare è associata al livello più basso del rischio di morte per tutte le cause. Mentre l'inattività fisica è stata identificata come il massimo fattore di rischio per tutte le cause di mortalità, superiore ai tradizionali fattori di rischio, come l'ipertensione, l’ipercolesterolemia e l'obesità.   Chi fa attività fisica nei tre mesi Invernali studiati dimezza i tempi di malattia rispetto ai sedentari.


Ma quali sono | meccanismi molecolari alla base degli effetti dell’attività fisica sull'Immunità?


immunitario

Come ho scritto prima, i muscoli rilasciano citochine, ribattezzate MIOCHINE: Il nome è diverso, ma le molecole sono sempre quelle: IL-6, IL-1, TNF-alfa, le citochine della prima fase dell'Infiammazione. Quindi i muscoli reagiscono all'attività fisica e a un'infezione allo stesso modo?


Non è così. Prove sperimentali su animali e umani dimostrano che la sequenza e l'entità delle citochine è profondamente diversa in corso di attività fisica moderata e in corso di infezione.


Nel caso dell'infezione, la prima citochina che viene rilasciata è TNF-alfa. Da questo primo stimolo partono poi le altre due, la IL-6 e la IL-1. L'attività fisica invece rilascia dai muscoli IL-6, la quale attiva un'altra sequenza fatta di citochine antinfiammatorie. Gli effetti dell’IL-6 non sono dunque infiammatori. Questa miochina è davvero il fattore dominante in corso di attività fisica: aumenta più di 100 volte in risposta all'esercizio e diminuisce nella fase successiva alla sua conclusione. Resta il fatto che, con tutta probabilità, la via dell'IL-6 non è l'unica via con cui l’attività fisica esercita un effetto regolatore sul sistema immunitario. Anche l'adrenalina, che sotto esercizio aumenta nettamente, esercita un effetto antinfiammatorio inibendo il TNF-alfa.


In conclusione, gli effetti dell'attività fisica moderata e adeguata alla propria età, alle proprie condizioni fisiche e al proprio livello di allenamento, sono di regolazione antinfiammatoria dell'attività immunitaria. Tutte le malattie di tipo infiammatorio possono quindi giovare dì un sapiente e costante esercizio fisico.


Se non vi piace la corsa, datevi al TAI JI QUAN...


Alcuni anni fa uno studioso di Psiconeuroendocrinoimmunologia, l'americano Michael Irwin, dimostrò che i praticanti dell’antica disciplina cinese del Tai Ji Quan (scritto anche Tai Chi Chuan) avevano un sistema immunitario più attivo nei confronti delle infezioni virali.


L'esperimento” è stato condotto su un gruppo di ultrasessantenni, con annesso gruppo di controllo, che ha praticato una forma standardizzata di Tai Ji per 15 settimane, tre volte a settimana, con incontri di 45 minuti. Tutti i partecipanti, in passato, avevano contratto la varicella o comunque erano presumibilmente venuti a contato con il virus. Perché la varicella? Perché dopo l’infezione si forma una memoria immunitaria che è basata sia su linfociti B memoria, capaci di produrre anticorpi specifici contro il virus, sia su linfociti T, capaci di tenere a bada la riproduzione del virus all’interno dell'organismo. Quest'ultima classe di cellule è veramente decisiva per impedire il manifestarsi dell’herpes zoster, che, in pratica, è una riattivazione del virus che ha prodotto la varicella.


L'invecchiamento e il conseguente declino di questo tipo di Immunità (detta anche cellulo-mediata) favorisce l'insorgenza della malattia. Anche la depressione, per il suo potere immunodepressivo, favorisce l'nerpes. Alla fine delle 15 settimane di pratica, il gruppo che aveva praticato Tai Ji ha fatto registrare un incremento della risposta immunitaria di circa il 50% maggiore rispetto al gruppo di controllo. Il miglioramento fisico complessivo c’è stato per tutti, ma è stato notevole soprattutto per chi stava peggio all’inizio del corso.

Ripensate ai farmaci cari lettori, se non strettamente necessari!

Fonte: Nieman D.C., Exercise and Immunity: Clinical studies, in Ader R., Pak choneuroimmunology, IV ed., vol. 1, cap. 31, Academic Press, Amsterdam 2007.

"Immunità, cibo e cervello" F.Bottaccioli, A.Carosella

"Attività fisica per la salute" P.Buono

Team Autori Fitadvisor: Consulta il suo Profilo ☛ Dott. Fabrizio Centorrino

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Scritto da: Fabrizio Centorrino

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