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Un momento di crisi arriva per ogni sportivo - Psicologia dello sport

Un momento di crisi arriva per ogni sportivo - Psicologia dello sport

“Sono in crisi!” Abbiamo mai pronunciato queste parole? Anche in ambito sportivo? Tranquillo! La buona notizia è che a tutti gli sportivi ed amatori capita una battuta d’arresto, che può essere più o meno lunga.



Non riesco


Non si riesce più a essere performanti in gara come prima era naturale: se corri non fai più il tempo, se scii non sei più efficiente e preciso, se giochi a calcio non segni più o non giri giusto con la squadra, se tiri a canestro le tue percentuali scendono rispetto a poco tempo prima.
Sapere gestire al meglio un momento di crisi è sintomo di grande forza mentale. In quel periodo spesso non si capisce perché stia accadendo questo, oppure lo capisce ma non sa come uscirne.




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Cause


Premesso che nel corso di una stagione il fisico non rende sempre allo stesso modo, ma ha le sue oscillazioni in termini benessere muscolare, recupero e di resistenza alla fatica, è nella nostra immaginazione e percezione che comincia a delinearsi la qualità della prestazione futura.


Vita quotidiana


Se lo sportivo, per impegni o preoccupazioni quotidiane, perde di vista i suoi obiettivi principali e soprattutto le motivazioni che li supportano, può cominciare ad allenarsi “con il freno tirato” senza neppure accorgersene, in quanto l’allenamento è parte della sua quotidianità, ma non può essere vissuto fisicamente ed emozionalmente sempre al massimo nel caso in cui, appunto, non si sappia esattamente ciò che si vuole ottenere.


Obiettivi sbagliati


Così, comincia un periodo di allenamenti non sufficientemente intensi, basati a mantenere una condizione fisica e mentale stabile e non, come dovrebbe essere, a migliorarsi sempre e a divertirsi mentre ci si perfeziona. Magari tali allenamenti seguono un momento in cui si è fatto molto bene in gara, e quindi inconsciamente ci si rilassa un po’, oppure semplicemente perché si perde un po’ di giocosità e piacere in ciò che si fa, o ancora perché si è in un periodo molto stressante al lavoro.


Il confronto


Ciò di per sé non è un problema, fino al giorno in cui ci si confronta con altri più performanti, magari un avversario o un compagno di maratona in migliori condizioni.
Se ciò accade sporadicamente, fa semplicemente parte dello sport, come della vita: ogni tanto si perde. Ma se avviene consecutivamente per un certo periodo di tempo, l’atleta comincerà a convincersi di non essere in un buon periodo: il focus mentale si sposta dalla volontà di realizzare una prestazione ottima ai difetti di quello che si sta facendo nello sport e ai problemi riscontrati.


Verso il tracollo


Questo dà il via, nella testa, alla nascita di convinzioni depotenzianti, ovvero vere e proprie credenze riguardo se stessi che suonano come “non sto bene in questo periodo“, “è un momento in cui non mi riesce niente“, “prima stavo meglio ma ora non più” e così via.
Se poi a tutto ciò si aggiungono situazioni personali che richiedono energie e non sono facili da gestire (problemi in famiglia, difficoltà lavorative, pressioni ambientali e tutto ciò che distrae lo sportivo dal suo vero obiettivo) naturalmente la situazione può precipitare.


Un aiuto esterno


Lo Psicologo dello Sport può intervenire in qualsiasi punto di questa catena e aiutare lo sportivo a mettere a fuoco meglio la situazione.


Oppure da solo


Tuttavia anche da solo lo sportivo o l’amatore può uscire rapidamente dal tunnel ricreando le condizioni per esprimersi al top ricercando e lavorando a monte sulla catena di cui si è parlato sopra. Le domande che ci si deve porre sono ad esempio: “Dove è iniziata questa catena? Cosa è successo in quel periodo? Perché ho reagito così? Quali sono i miei obiettivi ora? Perché voglio raggiungerli? Cosa posso fare ora? Cosa davvero conta per me?”


Non mollare


Questo è uno dei modi migliori per stare “sul pezzo” e avere voglia di allenarsi sempre con passione, disponibilità all'impegno, chiarezza nei propri obiettivi per dare il massimo in ogni momento in cui è necessario essere presenti.


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Scritto da : Dott.ssa Elena Pedrini

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